| https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiWQK6nmfLMW_3hZ3Q-j57g3CCZXBGxsADp5_26EE25TcjfiA3Pkc36U40Ha5WFI6Q1F7skl8P1t9sFx9duNkXV9kWU7W8gRz_pRghcAiO1bkGYwaD8fA54EqODncY_K-fNcfUnH-d5xmM/s320/rusted.jpg Il Friuli è da sempre una generosa e accogliente terra di confine, ma anche di tosti ed intraprendenti emigranti, che sa essere prodigo anche quando deve calare i suoi assi del rock. Non a caso da Udine arrivano i già affermati W.I.N.D. di Fabio Drusin, una delle migliori realtà hard/blues europee. I Rusted Pearls & The Fancy Free con il loro primo EP Roadsigns vogliono cavalcare l'identità esplorativa del popolo friulano e le strade musicali percorse dai già citati W.i.n.d. Le sei canzoni guardano ad un altra terra di confine molto lontana: a quel sud degli States che negli anni settanta ci regalò il meglio di sè con il southern rock, riuscendo a fondere in modo perfetto mondi musicali solo in apparenza distanti come blues, soul, rock e country. Il gruppo che nasce a Udine dopo i progetti solisti di alcuni membri, passa ad una prima incarnazione a nome Skins, trovando solamente di recente l'assetto ideale. L'amore per il southern rock esce con prepotenza dalle prime due tracce Free e Roadsings and White Lines, dove le chitarre duellanti di Dario Snidaro (anche voce) e Andrea Mauro sono in grande evidenza ma estremamente caratterizzanti lungo tutto il disco, come la compatta base ritmica (Marco Fabro al basso e Massimo Mattiussi alla batteria). I Rusted Pearls riescono a mettere sul piatto tante altre influenze: dallo street/hard rock ottantiano in Rusted Pearls con una melodia accattivante e memorizzabile, al buon compromesso tra l'hard/rock del passato e la pesantezza moderna di Home con una bella accelerazione nel finale. Il tutto prodotto da Riccardo Pasquini, che è riuscito a mantenere su disco il suono tosto e live che credo sia il vero punto di forza di questi ragazzi.
Ma c'è anche un'anima nascosta, più blues e soul, quando le chitarre smettono di ruggire ed i ritmi calano di intensità, come nella conclusiva Precious con le voce femminile di Sarah del Medico e l'hammond di Alberto Pezzetta che mi ha ricordato oltre ai Black Crowes di metà carriera, anche il bello e sempre dimenticato Native Tongue dei Poison, era Richie Kotzen, e una vena quasi cantautorale, frutto evidente delle passate esperienze in Chilly Girl, con il pianoforte a guidare ed una sorpresa (quasi) noise nel finale. Un disco, che nei suoi soli 26 minuti di durata, mette molta carne al fuoco ma soprattutto vuole essere l'anticamera di qualcosa di più professionale che, ne sono sicuro, arriverà molto presto. vedi anche RECENSIONE/ LIVE report: RICHIE KOTZEN, Rock'n'Roll arena-Romagnano sesia(NO), 20 Marzo 2012 via enzo curelli http://enzocurelli.blogspot.com/2012/11/recensione-rusted-pearls-fancy-free.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Enzocurelli+%28enzo.curelli%29 tag-barolo | |||
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